Ranjit Makkuni @ Design Torino, Interview, (April, 2007).

(English Translation)

Per quanto le radici di Ranjit Makkuni (la cui biografia è riportata a destra) affondino in India e in California, egli ha anche un passato in Piemonte. Nel 2001 gli fu proposto di far parte del Comitato di Consulenza dell'Interaction Design Institute di Ivrea. Quando lo incontrai lì oltre cinque anni fa, fui immediatamente affascinato dal suo approccio alla tecnologia e alla cultura e dal suo lavoro, il che portò all'epoca (2003) ad una prima intervista. Da allora la mia profonda ammirazione non ha fatto che aumentare.

Il suo lavoro e le sue idee sono apparsi di recente su Business Week.

Makkuni mette in comunicazione tecnologia e culture spirituali tradizionali e crea allo stesso tempo nuovi paradigmi per l'informatica moderna (basati sull'estetica delle nazioni in via di sviluppo) e stabilisce nuovi nessi tra le interfacce tecnologiche e il corpo umano, ponendo l'accento sul tatto, la consistenza, la gestualità e l'artigianato.

Se si analizza il suo lavoro, inizialmente lo si intende come un modo per reinterpretare la tecnologia da una prospettiva indiana, ma poi si inizia a riflettere e si comprende che si sta anche servendo del contesto culturale indiano per modificare il modo in cui noi tutti interagiamo con i computer. Che cosa ci può dire a questo proposito?

Il mio lavoro alla Sacred World Foundation consiste nell'esplorare i ponti esistenti tra le culture tecnologiche e le culture tradizionali. Con l'ausilio di molteplici dimostrazioni di tecnologie informatiche aventi un impatto culturale e di prodotti di design, dimostriamo come un uso del computer intriso di cultura fornisca forme di accesso alle informazioni migliori, più ricche ed intuitive. I lavori sono ispirati alla filosofia gandhiana e alla mitologia tradizionale, entrambe universali.

Pertanto ritengo che il mio lavoro non riguardi soltanto l'India, ma in un certo senso il Sud-est asiatico e l'Asia nel suo complesso...e che i risultati di questa ricerca siano applicabili a tutti i paesi in via di sviluppo e a tutte le società che attribuiscono importanza all'armonia tra uomo e natura, così come alle società le cui radici affondano nella mitologia. Desidero anche includere le nazioni tecnologicamente avanzate della nostra epoca. Ritengo che il tema della personalizzazione tecnologica e della tecnologia come veicolo dell'identità sia applicabile a tutti.

Stiamo anche esplorando un'altra traiettoria di ricerca all'interno della quale l'interazione con l'informatica affronterà le questioni del significato culturale, attraverso la ricchezza e l'ornamentazione.

Business Week di recente ha scritto: "Gran parte della ricerca di Makkuni si concentra sul tentativo di liberarci da quello che potremmo chiamare la postura moderna: seduti accasciati con pance cadenti, gli occhi costantemente fissi sullo schermo, le dita che si contraggono sui tasti. Tale postura è il risultato del paradigma occidentale secondo cui i dati entrano attraverso l'occhio, formano un anello nel cervello ed escono dalla bocca o dalle dita. Se fossimo ridotti a cervelli in un barattolo, non farebbe una gran differenza, almeno nel corso della giornata lavorativa. Tuttavia in svariate tradizioni orientali si pensa che l'intelligenza sia distribuita in tutto il corpo e che pensiero e movimento siano intrinsecamente correlati."

Questo mi fa pensare alle critiche, di cui si è parlato anche in Europa, in particolare nell'area mediterranea, rivolte al paradigma tecnologico anglosassone che non lascia alcuno spazio alle emozioni, alla gestualità e all'espressione tattile. Come pensa che questo possa cambiare adesso che la tecnologia sta diventando sempre più mobile ed onnipresente?

A livello dell'interfaccia mano-macchina, è importante notare sia che molte culture potrebbero non condividere le divisioni soggetto-oggetto che troviamo nei moderni strumenti di produzione e nei media contemporanei sia che i modelli che conservano un punto di vista tradizionale sul mondo devono essere protetti. In secondo luogo, molte culture artigianali a livello globale, dal Brasile a Bali, condividono l'intuizione che l'intelligenza ha sede nelle mani più che solamente nel cervello. Quindi, le interfacce destinate alle culture che attribuiscono grande valore e significato all'acquisizione di abilità manuali dovranno essere progettate diversamente.

Mi auguro che si presenteranno opportunità per ripensare il design man mano che la tecnologia imperante invade i paesaggi urbani.

Riguardo al futuro dell'Uomo nella città, spero che la creatività fondata sulla manualità e quella fondata sulle emozioni ricoprano un ruolo importante. Le tradizioni artigianali e musicali del pianeta attestano il forte coinvolgimento delle mani negli atti della creazione artigianale e musicale. Ispirati da questi esempi, si apre per noi un mondo inesplorato, che ci permette di disegnare interfacce per il computer che consentano una maggiore espressione agli utenti. Questo riflette anche un altro passo avanti rispetto al modello iPod di mero recupero delle informazioni verso l'esplorazione della creatività fondata sulla manualità e allo stesso tempo il passaggio dall'estetica del "remix" alla "creazione" autentica.

Mi auguro anche che vengano affrontati il tema della personalizzazione e il fatto che la tecnologia dovrebbe riflettere l'identità culturale. Se gli applicativi software consentono la personalizzazione degli ambienti di lavoro e dell'aspetto dello schermo, spero che anche l'hardware diventi personalizzabile. La Sacred World Foundation ha di recente condotto uno studio sul modo in cui i taxisti di Mumbai personalizzano la tecnologia a loro disposizione (all'interno delle autovetture Fiat!). È emerso che i cruscotti personalizzati, gli amuleti, i talismani e la decorazione grafica degli interni e dei lunotti posteriori indicano che queste persone considerano l'intera auto come tecnologia e che similmente le comunità di persone possono creare e creeranno mondi ricchi di significato. La tecnologia diviene il veicolo per ampliare la propria personalità, invece di omologare gli utenti. Di conseguenza, ci auguriamo che i dispositivi informatici consentano tale personalizzazione.

Attualmente i designer occidentali ed ancor meno i designer di tecnologia, tendono a non interessarsi molto al sacro e allo spirituale, come giustamente osservato dall'antropologa di Intel, Genevieve Bell, nell'articolo No more SMS from Jesus. Ritiene che i designer dovrebbero prestare maggiore attenzione a questi temi o si tratta di qualcosa che lei predilige in quanto le consente di esprimere un punto di vista più ampio sulla cultura tecnologica?

Credo che la spiritualità di oggi debba affrontare due problemi attuali: la violenza ed il surriscaldamento globale, --- e se gli artefatti della tecnologia o del design sono in grado di spingere le persone ad affrontare questi temi fondamentali, allora sarebbe questa la visione spirituale implicita del design contemporaneo.

Il design e gli artefatti si situano in una visione del mondo più ampia e pertanto il nostro impegno a favore del pluralismo di espressione e della diversità di pensiero ci conduce ad una naturale definizione del problema.

Ritengo che la violenza derivi dalla mancanza di comprensione tra diverse visioni del mondo e credo che il riconoscimento delle differenze sia un primo passo imprescindibile verso l'eliminazione della violenza.

Un modello del mondo come mosaico, un mosaico di differenze, ci consentirà di dare spazio a molteplici forme di espressione. Se il primo passo è quello di riconoscere il mondo come mosaico, allora l'impegno a favore della non-violenza, così come ci viene trasmesso da leader come Thoreau, Gandhi, i Buddisti ed i giainisti, costituisce il secondo passo necessario a realizzare tale dedizione alla diversità.

In secondo luogo, le questioni della sostenibilità ispirano il product design fondato su principi naturali e aprono nuovi spazi per la creatività che si orienta verso prodotti ecologici e riciclabili.

Se da un lato non vogliamo ricevere sms da Dio, mi auguro che la nostra tecnologia - sia nell'aspetto, che nel modo in cui viene percepita - ci offra un meccanismo per ricordare questi valori e aiutarci a formare delle comunità.

Per lei la spiritualità è sinonimo di fisicità e questo ha profondamente ispirato il suo lavoro. In che modo la spiritualità è legata all'interazione fisica?

Nella medicina tradizionale esistono interi trattati dedicati alle relazioni tra corpo, consapevolezza ed intelligenza. Nel pensiero buddista ci sono canoni che mostrano le relazioni esistenti tra le posizioni delle mani e gli stati meditativi che queste possono evocare e rappresentare.

In base a queste tradizioni, l'illuminazione è possibile qui ed ora e la sede di tale illuminazione non è nient'altro che il corpo. Il corpo e la mente sono parti di un tutto, e anche il corpo va a curiosare nella mente, è il compito del sistema immunitario. Queste tradizioni costituiscono una saggezza tramandata nei secoli.

Pertanto il coinvolgimento del corpo negli strumenti di lavoro, l'acquisizione di abilità manuali, e la creazione di flussi energetici sono tutti aspetti fondamentali all'interno del concetto di benessere.

Se la tecnologia rappresenta il punto nodale nelle modalità di interazione dell'Uomo Moderno, allora il modo in cui questo si ripercuote sul corpo, sulla postura, sulla gestualità e sul benessere ovviamente determina le forme di interazione. Se la creazione di benessere costituisce parte integrante dell'agenda futura del design, allora dobbiamo andare oltre l'ergonomia e comprendere come le interazioni con oggetti fisici stimolanti possano creare benessere!

Nel museo gandhiano di cui ho curato il design, abbiamo installato un'interfaccia per interagire respirando. Questa interfaccia consente al pubblico di inspirare ed espirare per apprendere i Mantra gandhiani. Il respiro è fondamentale nei Mantra, e concentrarsi sul respiro è un modo per creare l'equilibrio con il proprio corpo.

E' stato responsabile dell'Eternal Gandhi Multimedia Museum a Nuova Delhi. In che modo gli ideali di Gandhi possono essere estrapolati ai più nuovi domini dell'information technology e del product design?

Il museo di Gandhi coglie non solo la storia ma anche il valore di Gandhi come simbolo - un simbolo per il movimento ecologico, un impegno verso l'uguaglianza di tutte le religioni e verso la non-violenza.

La maggior parte dell'hardware che disegniamo si avvale di materiali naturali prodotti a livello dei villaggi come il bambù e la lacca. Il progetto Gandhi persegue l'integrazione tra gli artisti e i designer dei villaggi e i designer moderni. Se gli artigiani del pianeta potessero curare il design del nostro hardware, sia i designer che si basano sulla natura, sia quelli che si basano sulla tecnologia, ne trarrebbero benefici.

Il progetto, che riflette la scelta e la dedizione di Gandhi a favore della non-violenza, soprattutto sullo sfondo della consapevolezza dei pericoli della bomba atomica, propone un impegno verso l'energia e la creatività basate sul cuore, specialmente oggi in un mondo dominato dal determinismo tecnologico e razionale.

Molte installazioni sono dedicate ad interfacce collaborative, e richiedono più di un individuo per l'attivazione delle presentazioni, rispecchiando la necessità di un'unione di persone, idee e forme. Nel prisma dell'unità, ad esempio, i membri del pubblico devono toccarsi le mani a vicenda per creare un prisma di luce che dissolve tutte le barriere che oggi ci circondano - tra caste, religioni, abilità manuali versus abilità intellettive, urbano versus rurale.

Molte società pensano che "less is more" e puntano a semplificare la tecnologia. La semplicità è divenuta la sfida primaria nel design dei prodotti tecnologici. Tuttavia, lei ribatte che meno non è sempre meglio e che l'ornamentazione può costituire uno strumento di appropriazione di potere

In realtà ritengo che una maggiore identità e riflessione della comunità offrano più valore. Credo che la creazione di ambienti personalizzati e ambienti che non possono essere copiati dagli altri rappresentino una sfida importante, soprattutto in considerazione della forza omologatrice della tecnologia e della visione del mondo riduzionista che essa comporta.

Naturalmente la gente interagisce con le stazioni di lavoro e gli ambienti interni, ma ad un certo punto il significato prende il sopravvento e non si possono più vedere soltanto le componenti tecnologiche. Questo è il punto di svolta. Lo stesso succede quando suono il sitar, oggetto tecnologico di un'era lontana: non vedo il recipiente ottenuto dalla zucca da vino svuotata ed essiccata, che costituisce la cassa di risonanza dello strumento. La zucca non viene vista solo come cassa di risonanza, ma anche come la rappresentazione di un utero cosmico da cui scaturiscono il mondo della creatività, dell'improvvisazione e della magia delle note. Questo è il punto di svolta.

Torino 2008 considera il design come un processo, un metodo per arrivare alla trasformazione di un sistema, che si tratti di una scuola, un ospedale, un servizio pubblico o un quartiere. Lei sembra avere una visione più trascendentale del potere del design: creare un nuovo modo di pensare che condurrà infine alla trasformazione del sistema. Quindi la modificazione della mente ha luogo all'inizio, invece che alla fine del processo. Pensa che questo approccio potrebbe essere applicabile anche dai designer occidentali?

Come è stato detto, oggi ci troviamo di fronte a gravi problemi - la violenza, il surriscaldamento globale, la perdita di identità. Questo è sufficiente a richiedere la trasformazione della Mente dell'Uomo.

In quanto designer, in Occidente, così come in Oriente, oggi abbiamo già un'agenda di azioni da intraprendere che è stata definita dalla Natura e dal Mondo. Spero che i prodotti che disegniamo riconoscano tali indicazioni dei problemi da affrontare e che questi siano ricordati e non dimenticati.

In che modo ritiene che le sue idee sul design di una tecnologia radicata nella cultura potrebbero essere applicate in altri contesti, ad esempio in Italia?

Un uso del computer che rifletta la cultura avviene a diversi livelli. A livello elementare è dato dalla capacità della tecnologia di fornire ambienti atti alla personalizzazione e all'ornamentazione da parte delle comunità di utenti che si servono di tali tecnologie. Ad un livello superiore, rappresenta il modo in cui punti di vista differenti possono dar vita a paradigmi della tecnologia stessa. Un ministro in uno stato dell'India meridionale ha perso le elezioni perché ha introdotto dei chioschi che prevedevano l'uso di pulsanti nei campi di riso del suo elettorato. Sebbene molte persone alfabetizzate comprendano l'uso dei pulsanti e le visioni del mondo del tailorismo e della pratica di lavoro moderna che esse rappresentano, il design per la gente nei campi di riso richiederà una metafora differente.

Il tema complessivo di Torino 2008 World Design Capital è la flessibilità. Personalmente come pensa che si possa interpretare questo tema al meglio?

Io interpreterei la flessibilità come la capacità di creare il design di sistemi che sono "sistemi aperti" - con un minimo apporto tecnologico - in modo tale che le comunità possano dar vita a personalizzazioni, possano promuovere la comunità stessa e affrontare i valori di diversità e impegno a favore della Natura di cui ho parlato precedentemente.

(English Translation)

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